Le nuvole dal di sopra

Care e cari utenti,
partirei col proporvi uno scenario insolito perché vorrei fare una riflessione insieme: ero su un volo Milano-Parigi qualche giorno fa, seduta in uno di quei sedili low cost che ormai non hanno nemmeno più il briciolo di un’imbottitura, immersa in un paesaggio alquanto surreale. Il capoluogo meneghino, qualche centinaio di metri più in basso, restava nascosto – insieme all’intera Pianura Padana – sotto una spessa e densa coltre di nubi bianchissime, che, se viste dall’alto, parevano somigliare ad un interminabile mare che correva fino ad infrangersi sulle cime più alte delle Alpi. Gobbe e gobbette schiumose, soffici valli e canyon davano al pianeta un’aria silenziosa e sognante in cui l’essere umano e i suoi dissidi non erano contemplati. Ora, senza scomodare la “finitudine” di Telmo Pievani e senza scadere nella credenza che il Pianeta Terra starebbe meglio senza di noi, non mi sono stupita, superando la catena montuosa innevata, dell’entusiasmo che ho provato ritrovando prima i tortuosi tracciati di montagna, poi i piccoli agglomerati urbani o le geometrie delle grandi coltivazioni ed infine la metropoli parigina, con il suo skyline e la sua viabilità haussmanniana.
Potendo godere di un’ora di “disconnessione”, semplicemente impiegata ad osservare il panorama sottostante, ho vagato in direzione di spunti e riflessioni che hanno riportato nella mia mente le parole di Paolo Cesaretti, stimato progettista che ho avuto il piacere di intervistare in un episodio di Isplora Play, che, a proposito di esplorazione e di osservazione, mi parlava del Walter Benjamin di Infanzia Berlinese quando scriveva: «Non sapersi orientare in una città non significa molto. Ci vuole invece una certa pratica per smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta».
Qui arrivo a voi: in quale paesaggio più o meno urbano vorreste perdervi e quale vorreste veder scomparire?
Quali sarebbero i segni architettonici capaci di riportarvi su una strada conosciuta? Sarebbero dei cippi miliari o il profilo di un caravanserraglio in lontananza?Per Parigi non mi sono persa – anche se avrei voluto – perché il tempo era poco e le mete erano innumerevoli, ma soprattutto tre: per primo il Centre Pompidou, di cui volevo nuovamente fotografare le facciate (perché non mi stancano mai), per seconda la Rue de l’Odéon, a caccia della targa in memoria della Shakespeare & Co e di Sylvia Beach (se non ne conoscete la storia ve la consiglio!) e per terza la vetrina del laboratorio dove lo studio RPBW realizza i suoi modellini. Poter osservare attraverso le vetrine un mondo come quello è sensazionale: pare di tornare indietro nel tempo e, contemporaneamente, guardare al futuro. Ci sono appesi sulle pareti arnesi di ogni tipo, affiancati da forme, prove, materiali grezzi e di finitura, in un mosaico di miniature tanto curate quanto atemporali.
Perché sono stata a Parigi non posso dirvelo. Non ancora, almeno. Vi basti sapere che abbiamo parlato di architettura, tecnologia, sostenibilità e fotovoltaico integrato, poetica e un pizzico di magia. :)
Non mi stancherò mai di dirlo, d’altronde: nel nostro mestiere ciò che più conta sono le relazioni. Erano importanti prima del Covid e, forse, sono tornate ad esserlo ancora di più dopo la pandemia. Sguardi, incontri, scambi, dibattiti, sono ciò che ci rende vivi, critici, talvolta irriverenti ma mai manchevoli di curiosità. Ogni tanto sorrido al pensiero di tramutare l’elenco di conoscenze che con Isplora abbiamo costruito nel tempo – tra interviste, docufilm e registrazioni – in una serie di nomi su un citofono, come se fossimo tutti buoni vicini e potessimo senza preavviso chiamarci per prenderci un caffè, perdendoci in chiacchiere sull’architettura.
A questo elenco si sono aggiunte da poco due realtà – quella di Officine AC e di Noname Studio – che ricordo con molto piacere per passione e professionalità condivise, con cui abbiamo da poco realizzato e lanciato un docufilm disponibile sulla nostra piattaforma e valvole di CFP (se ne siete alla disperata ricerca).
Un altro pensiero luminoso, che si alimenta di curiosità e profondo interesse in direzione di relazioni lunghe e durature, è quello che rivolgo a Theatro, di cui… siamo diventati partner! Conoscete Theatro? È un hub al servizio del progettista, dove innovazione, relazione e cultura si uniscono in un mix che fa della conoscenza progettuale e architettonica il suo piatto principale. E non solo: Theatro è un luogo in cui parlare di cose interessantissime con persone interessantissime. Un esempio? Proprio oggi seguiremo un evento live intitolato “L’intelligenza artificiale nell’architettura. Efficienza, creatività e nuove sfide”, che troverà presto spazio anche sui nostri canali. Un momento da non perdere!
E anche su questo mi rivolgo a voi: avete mai formulato un pensiero sull’intelligenza artificiale applicata all’architettura? Che ne pensate? Noi qualche parere lo abbiamo ascoltato in alcune conversazioni di Isplora Play, chiedendoci se l’AI potesse essere intesa come un punto di partenza oppure un punto di arrivo, una nuova reference progettuale al pari dei maestri del Novecento oppure un semplice strumento di ricerca.
Una risposta ce la siamo data: che non lo sappiamo ma che siamo curiose di affrontare il tema da differenti punti di vista. E voi?
Tanti sono i sentieri da esplorare, tanti i quesiti aperti, tante le relazioni ancora da stringere, per una primavera di shooting e novità in attivo.
Dalla mia non posso che dire… alla prossima!
F.